RIMEDI NATURALI CONTRO IL MAL DI SCHIENA

Scopri il Sistema Schiena Attiva®: rimedi naturali contro il mal di schiena che funzionano, senza farmaci.


È piuttosto frequente classificare il mal di schiena come un problema esclusivamente fisico o ereditario, senza tener conto che nella maggioranza dei casi è la mente, in particolare le emozioni, a creare un disagio fisico.

Ogni persona che soffre di reumatismi o ha problemi di postura (ad es., mal di schiena, cervicale, lombalgia, sciatalgia, ernia al disco) dovrebbe porsi una domanda molto importante, la domanda da un milione di dollari, o di euro se preferisci, la cui risposta svela il segreto per risolvere il mal di schiena.

Perché hai mal di schiena? +

E inoltre: perché circa un quarto della popolazione mondiale ne soffre?  

Molto tempo fa anche io ero convinta che dipendesse dalla genetica, visto che sia mio padre che i miei nonni avevano sempre avuto problemi articolari.

Spesso mi accorgevo di “avere un corpo” solo la mattina, quando mi alzavo dal letto con forti mal di schiena, ed è andata avanti così per più di 25 anni, seppur non facessi alcun tipo di lavoro pesante e non avessi mai avuto né incidenti né traumi.

Ho impiegato anni e ho dovuto affrontare situazioni piuttosto difficili, per raggiungere una certa consapevolezza, per prendere l’importante decisione di assumermi da sola la totale responsabilità della mia salute.

Durante il mio percorso, ho provato diversi tipi di rimedi e di tecniche naturali, che mi hanno liberato definitivamente da dolore lombare.

Ho raccolto queste informazioni e gli insegnamenti derivanti dalle mie esperienze, in un sistema totalmente naturale che ho chiamato “Schiena Attiva®”, che considera il mal di schiena essenzialmente come l’espressione di un disagio emozionale.

In questo breve racconto, scoprirai le varie fasi che mi hanno portato verso la guarigione, e le 9 lezioni di vita che ho imparatoche possono tornarti utili in varie situazioni.

Prima di iniziare a raccontarti di me, vorrei fare una premessa: se sei una persona abituata a risolvere qualsiasi disturbo affidandoti solo ed esclusivamente ai farmaci, senza chiederti i motivi del tuo malessere; se non credi che corpo e mente siano indissolubilmente collegati e si influenzino a vicenda, rispetto pienamente il tuo pensiero. 

Devo comunque avvisarti che probabilmente il contenuto di questa storia non è adatto a te e potrebbe non interessarti. 

Bene se hai deciso di inoltrarti nel fantastico mondo della psicosomatica, per scoprire l’origine psicologica di ciò che avviene nel tuo corpo, per prima cosa ti invito a riflettere attentamente sul tuo problema alla schiena.

Edward Bach affermava che la malattia non è altro che l’espressione di un disagio interiore, un dolore dell’anima che si manifesta attraverso il corpo, e non posso che condividere il suo pensiero visto che è ciò che è capitato a me.

Il mio mal di schiena infatti aveva un’origine principalmente emozionale, ci sono voluti anni per capirlo, per cambiare il mio modo di pensare, di credere e di amare.

Alla fine sono riuscita a sbarazzarmi dalla “zavorra” emozionale che mi impediva di stare bene e oggi posso finalmente correre e muovermi agevolmente, come non ho mai fatto prima; e ho detto per sempre “addio” a fasce, cerotti e unguenti curativi, di cui non ho più bisogno.

Ma vediamo ora perché ho dovuto fare i conti con una schiena “difettosa” per più di 25 anni, e come sono riuscita a vincere questa lunga battaglia.

Le origini +

Avevo 11 anni e ricordo bene i momenti in cui non riuscivo a piegarmi per allacciare le scarpe, o ad alzarmi dal letto perché la mia schiena era completamente bloccata.
Durante le gite e le escursioni scolastiche o quando passeggiavo con gli amici, dovevo fare spesso delle pause per sedermi, perché dopo appena un’ora di camminata, il dolore mi impediva di proseguire.

Avere una schiena “difettosa” che non mi permetteva di correre, saltare o giocare con i miei coetanei, mi provocava un certo disagio sia fisico che emotivo, mi sentivo inferiore agli altri e questa condizione mi faceva soffrire terribilmente.

Per superare i miei limiti fisici e non sentirmi “diversa”, cercavo in ogni modo di rendermi utile nelle faccende domestiche di casa.

Dovevo comunque fare molta attenzione ad evitare movimenti bruschi o mal eseguiti, che potevano essere motivo di dolore o peggio di blocco articolare.

Da dove nasceva un simile mal di schiena in una ragazzina adolescente?

Una delle mie preoccupazioni principali di ragazzina era quella di essere apprezzata e amata. Avevo difficoltà a prendere la vita con leggerezza e ad esprimere i miei sentimenti, ero timida e prevalentemente triste.

Durante la mia adolescenza e parte in età adulta, per nascondere la mia fragilità e timidezza era mia abitudine indossare una specie di armatura fatta di comportamenti negativi. Potrei definirla IL MIO LATO OSCURO.

Ero un po’ come Dottor Jekyll e Mr. Hyde: a volte permettevo al mio lato oscuro di esprimersi attraverso rabbia, tristezza e aggressività, altre volte ero completamente l’opposto, il ritratto dell’amore, dell’allegria, della simpatia e della voglia di vivere.

Questo mio modo “particolare” di difendermi era molto simile al comportamento di mio padre, una persona allegra e pacifica, che per nascondere la sua insicurezza spesso assumeva un comportamento autoritario.

Durante la mia adolescenza le liti con mio padre furono all’ordine del giorno, non mi rendevo conto che l’unico modo che conosceva per reagire alle preoccupazioni e allo stress era appunto: nascondersi dietro una maschera fatta di aggressività.

Man mano che le mie insicurezze crescevano ed il rapporto con mio padre esplodeva, il mio disagio interiore continuava a manifestarsi attraverso un mal di schiena cronico.

Crescendo mi illusi di trovare un po’ di pace, ma non fu così, anzi i momenti di scontro in famiglia continuarono fino in età adulta, e per molto tempo rimasi prigioniera della tristezza, di un senso di inadeguatezza, che continuavo a somatizzare sulla colonna vertebrale. 

Inoltre fino ai 25 anni non diedi mai la giusta importanza allo sport, proprio non ci pensavo e sarò sempre grata a mia sorella per la sua perseveranza nel ripetermi per anni che, se avessi continuato a stare a sedere tutto il giorno, il mio corpo ne avrebbe sicuramente pagato le conseguenze.

Sotto le cosiddette “minacce” della sorella, iniziai a frequentare regolarmente la palestra. Dopo qualche mese la schiena era decisamente più flessibile, resistevo meglio ad eventuali sforzi ed ero più rilassata.

Tuttavia il dolore lombo-sacrale era sempre presente come un fedele compagno di vita.

LEZIONE NR.1: evita uno stile di vita sedentario! Credimi è davvero importante che tu faccia uno sport che ti piaccia. La colonna vertebrale ha bisogno di movimento per svariati motivi, tra i più importanti l’idratazione dei dischi intervertebrali, il rinforzo delle articolazioni e della muscolatura, il miglioramento della circolazione, la gestione dello stress.

Lo sport mi aiutava a scaricare tutte le tensioni che accumulavo in ufficio, ma la crescente insoddisfazione sul lavoro continuava ad alimentare la mia tristezza e la mia scarsa autostima.

Per anni continuai a cambiare lavoro con la speranza di stare meglio. Mi illudevo.

Le condizioni della mia schiena andavano di pari passo con le mie, infatti non era certo un caso che il blocco articolare e il dolore peggiorassero quando ero particolarmente stressata.
Ero ancora ben lontana dal capire che la questione non erano i colleghi o il datore di lavoro poco simpatici, la verità è che avevo difficoltà ad affrontare serenamente i rapporti con gli altri e soprattutto paura di lasciare un lavoro “sicuro” per fare ciò che amavo di più.

Se in quel periodo qualcuno mi avesse spiegato che il mal di schiena dipendeva anche da blocchi “emotivi”, molto probabilmente non ci avrei creduto.

LEZIONE NR.2: per evitare che la tua schiena diventi l’organo “bersaglio” di emozioni negative, situazioni che mal sopporti che ti fanno soffrire, presta attenzione a ciò che provi, a ciò che ti accade e all’ambiente che ti circonda. 

Aumenta la tua consapevolezza, evita di scendere a troppi compromessi e di permettere agli altri di sopraffarti.

Il mio istinto, che io amo definire come la mia vocina interiore, continuava a mandarmi dei messaggi attraverso il mal di schiena, per dirmi che dovevo fare dei cambiamenti nella mia vita.

Un bel giorno verso la fine di maggio del 2000, a forza di ignorare i suoi messaggi, il mio corpo si ribellò: quella mattina non riuscivo più ad alzarmi dal letto.

La schiena era completamente bloccata, la mia gamba destra non rispondeva ai comandi, faticavo a muovermi, un dolore insopportabile partiva dalla zona lombo-sacrale continuando lungo tutta la coscia destra fino al polpaccio, se facevo il minimo movimento provavo le pene dell’inferno.

Ti confesso che la sofferenza era tale che avrei desiderato uscire dal mio corpo.

Ero completamente disorientata perché non riuscivo a trovare una spiegazione, visto che nei giorni precedenti non avevo usato la schiena in modo scorretto, e non ero neanche particolarmente stressata.

Quando riuscii a stare di nuovo in posizione eretta avevo l’impressione di essere schiacciata da un peso sulla testa, mi resi conto per la prima volta dell’importanza della forza di gravità, che da quel momento in poi avrei percepito in maniera del tutto diversa.

La svolta +

La ridotta mobilità della zona lombo-sacrale e la sciatalgia erano causate sia da contratture muscolari, che da una “Voluminosa ernia al disco laterale L5-S1”, che mi fu diagnosticata dopo qualche mese.

Il problema non era affatto semplice perché stavo peggio in posizione seduta, e considerato che l’80% del mio tempo lo passavo su una sedia davanti ad un PC, a fine giornata ero completamente esausta.

Non riuscivo a migliorare neppure se prendevo degli anti infiammatori, provavo un po’ di sollievo solo quando ero sdraiata.

Per trovare una soluzione iniziai a consultare degli specialisti, alla fine di ogni visita il parere era quasi sempre lo stesso: usare farmaci antidolorifici e sottoporsi ad un intervento chirurgico. 

Quando ripenso a quel periodo ora, trovo alquanto strano e a dir poco sconcertante, che nessuno si preoccupò mai di informarmi che, se avessi fatto regolarmente degli esercizi di riequilibrio posturale, avrei potuto diminuire il dolore.

ATTENZIONE: NON STO DICENDO DI IGNORARE L’OPINIONE DEGLI ESPERTI, IL MIO È UN INVITO A NON FERMARSI DAVANTI A DEI PARERI CHE NON TI SODDISFANO E DI CONTINUARE IL TUO PERCORSO ALLA RICERCA DELLA GIUSTA SOLUZIONE PER TE. 

Dopo aver effettuato una serie di esami, fu chiarito che alcune delle mie vertebre e le ossa sacro-iliache, avevano un’anomala conformazione del calcio. 

Ti ricordi i giochi di società di una volta, quando tiri i dadi e la casella dove vai a finire ti dice di ripartire dall’inizio?

Provai la stessa sensazione nel momento in cui lessi le sole TRE PAROLE del referto di quell’orribile TAC, che riportava esattamente questa dicitura: Tessuto osseo rimaneggiato” cioè “Tessuto osseo modificato”, il che poteva significare tutto o niente.
Iniziavo ad essere stanca e di passare il mio tempo tra un ospedale e l’altro, perciò da quel momento in poi decisi di fare di testa mia, nonostante la gentilezza e la diligenza del personale dell’ospedale.

LEZIONE NR.3: se i pareri degli esperti di non ti soddisfano ALLORA NON ASCOLTARLI.

Se il tuo istinto ti dice che la strada che stai percorrendo è quella sbagliata, seguilo e sintonizzati il più possibile con la tua vocina interiore. 

Credi per vedere: le tue sensazioni non sono mai sbagliate.

Qualche mese più tardi, mentre camminavo lungo la riva di un fiume non lontano da casa, raccogliendo ortiche (che mi piaceva cucinare in vari modi) la mia mente ripercorse tutto quello che era accaduto negli ultimi due anni.

Anche se il dolore non passava, volevo evitare ad ogni costo di provare rabbia e disperazione, volevo evitare di far prevalere il mio lato oscuro. 

Mentre continuavo la passeggiata, la mia mente assomigliava di più allo schermo di un cinema sul quale si stava proiettando il film della mia vita.

Improvvisamente e senza una ragione precisa, provai una sensazione piacevole che non riuscivo a spiegarmi, stava accadendo qualcosa di strano e sentii che ero prossima a compiere un passo importante.

Era la prima volta che avevo voglia di indagare profondamente per scoprire le vere cause del mio mal di schiena, e questo nuovo obiettivo mi entusiasmava.

Iniziai a riflettere attentamente, finché arrivai alla conclusione che la mia capacità di azione e di reazione al dolore, era stata inibita proprio dal dolore stesso.

Inoltre, la mancanza di movimento e i giorni trascorsi a compiangermi sul divano di casa, non avevano prodotto nessun risultato.

Elaborai un’interessante teoria secondo la quale, mi ero sempre trovata all’interno di un circolo vizioso che rispettava uno schema ben preciso:

fade-leftfade-rightMAL DI SCHIENA = BLOCCO = PAURA = NON AZIONE

A causa del dolore, non avevo mai considerato la possibilità di rimettermi a fare sport, perché temevo che muovendomi sarei peggiorata, anche in questo caso ero in errore.
Più ci pensavo, più la mia teoria mi pareva sensata.

Sì ma da quale sport iniziare?

Ed ecco che un giorno, all’improvviso mi venne un’idea che in seguito si rivelò geniale: DOVEVO TORNARE IN PISCINA.

Il nuoto era sempre stato una delle mie passioni, avevo imparato a 11 anni proprio in mezzo al mare, grazie al coraggio e all’incoscienza di mia madre, che fin da bambina mi aveva portato sempre nell’acqua alta.

Guarda caso a soli 150 mt. da casa mia c’era proprio una piscina, dove alcuni anni prima avevo frequentato corsi di ginnastica in acqua.

Ci andai quella sera stessa.

La simpatica ragazza della reception, mi consegnò un volantino sul quale erano descritte tutte le attività in programmazione.

Mentre lo leggevo, i miei occhi si bloccarono su un titolo scritto a caratteri cubitali “CORSI INDIVIDUALI DI RIEQUILIBRIO POSTURALE”. 

Stentavo a crederci, quel corso sembrava fatto apposta per me.

Chiesi subito di parlare con un responsabile e dopo qualche minuto arrivò Giovanni, un ragazzo alto con i riccioli biondi dal viso angelico.

Gli raccontai nel dettaglio quello che avevo vissuto negli ultimi due anni, sottolineando l’inefficacia dei farmaci e il mio scetticismo riguardo l’intervento chirurgico.

Giovanni mi confermò che il corso di riequilibrio posturale in acqua, mi avrebbe certamente aiutato a recuperare la mobilità articolare e molto probabilmente risolto anche il mal di schiena.

Mi sembrava di vivere in un sogno: quelle parole risuonarono nella mia mente come le note di una canzone, per la prima volta qualcuno mi stava dando una speranza.

Al termine del programma di riabilitazione posturale in acqua, durato circa tre mesi, la mia schiena sembrava quella di un'altra persona. 

Il dolore era quasi svanito, riuscivo a fare movimenti che prima non mi sarei mai sognata di fare.  

Durante il nostro ultimo colloquio, Giovanni mi raccomandò caldamente di non smettere mai di fare sport, di continuare con il nuoto, la ginnastica in acqua o qualsiasi altra attività che mi piacesse, ma che non sottoponesse la schiena a troppi sforzi.

Oltre agli sport in acqua, mi consigliò di orientarmi anche verso discipline come lo Yoga o il Thai Chi, che mi avrebbero aiutato anche a rilassare la mente.

LEZIONE NR.4: Quando hai un’idea che ti entusiasma seguila, allontana ogni dubbio, stai sereno e abbi pazienza, il tuo istinto ti porta sempre al raggiungimento dei tuoi obiettivi. Non c’è momento più bello che avere la conferma di aver fatto la scelta giusta.

Alcune settimane dopo alle 7:30 del mattino, un orario improponibile in passato per una pigrona come me, ero di nuovo in piscina con un gruppetto di simpatiche signore, impaziente di iniziare la lezione di ginnastica in acqua.

Erano sempre più rari i momenti in cui mi facevo condizionare dalla pigrizia, dovevo comunque allenarmi con costanza, se mi concedevo anche una breve una pausa, le condizioni della schiena peggioravano.

Attraverso lo sport avevo compiuto il primo passo verso la guarigione, scoprendo il primo dei segreti per vincere il mal di schiena.

Non sapevo di essere solo all’inizio di un lungo viaggio pieno di altri imprevisti che “casualmente” (sono convinta che il caso non esiste) mi avrebbero fatto scoprire altri importanti passaggi per guarire.

Ma il benessere e la felicità che stavo ritrovando dopo molto tempo, erano comunque ostacolati dalla sfera professionale.

Per anni continuai a cambiare lavoro, nella speranza di trovare un po’ di tranquillità, spostando la mia attenzione verso l’esterno anziché rivolgerla verso me stessa e riflettere sul fatto che continuavo a fare un lavoro che non mi piaceva.

Durante la primavera del 2003, il lavoro era aumentato a dismisura in ufficio.

Le poche volte che riuscivo a fermarmi nel tentativo di allontanare lo stress della giornata, sentivo una specie di peso sullo stomaco e il mio respiro era affannoso.

Pensavo che si trattasse di una normale reazione e non me ne preoccupai eccessivamente, continuavo a concentrarmi sulla mia colonna vertebrale, infatti oltre alla piscina, avevo iniziato a frequentare anche un corso di Thai Chi che mi piaceva molto, e che mi aiutava a rilassarmi.

Poi una mattina di aprile del 2003 accadde un fatto inaspettato: appena sveglia fui colta da una sensazione di prurito generale. 

Mi ci vollero alcuni istanti per rendermi conto di quello che vedevo riflesso nello specchio: ero ricoperta dalla testa ai piedi da grandi macchie rosse, il viso e le labbra erano raddoppiati, il mio aspetto era piuttosto sgradevole e più mi osservavo più mi preoccupavo. Andai immediatamente al pronto soccorso, e dopo poche ore di trattamento, la situazione era tornata alla normalità.

Ma il giorno dopo le eruzioni cutanee tornarono a manifestarsi, l’unico modo che avevo per non assomigliare ad uno zombie e grattarmi, era prendere un antistaminico al giorno.

Mi impegnai a prestare più attenzione alle mie emozioni e a quello che mangiavo, nella speranza di avere un’illuminazione come in passato, quando ero andata in piscina.

Più riflettevo più ero a corto di idee, dove diavolo era andato a finire il mio intuito?

Anche in questo caso la soluzione arrivò del tutto inaspettata, una sera mentre parlavo con una signora che frequentava con me il corso di Thai Chi.

Le parlai del mio problema alla pelle, e lei mi consigliò di rivolgermi a un medico omeopata di sua fiducia molto competente, che era riuscito a risolvere molti casi di allergie e di intolleranze alimentari.

Pur mantenendo una sorta di scetticismo, pensai che non mi sarebbe costato nulla seguire il suo consiglio, erano già 7 mesi che andavo avanti a forza di antistaminici ed ero stanca di dipendere dai farmaci.

LEZIONE NR.5: Quando sei a corto di idee non disperare, cerca di mantenere la calma e aspetta; Dio, o se preferisci l’Universo, è in ascolto e ti indica sempre la via giusta da seguire.

Fu così che conobbi il Dr. Z (per motivi di privacy lo chiamerò così) un uomo molto gentile di mezza età, magro, dalla capigliatura disordinata, che mi ricordava vagamente Einstein.

Dopo avermi fatto alcune domande, estrasse da un cassetto una scatola contenente una serie di piccoli flaconcini e iniziò ad eseguire il test kinesiologico, per determinare la mia reazione alle sostanze contenute nelle fialette.

Terminato il test risultai intollerante a:

  • GRANO
  • LATTE
  • UOVA
  • POMODORO
  • CACAO
  • POLLINE DI FRASSINO E OLIVO
  • PELO DEL CANE E DEL GATTO

Pazienza per i cani e i gatti, che peraltro non possedevo, e pure per i pollini che potevano darmi problemi solo durante il mese di giugno, ma per i cibi era proprio un guaio perché quelli che dovevo evitare si trovavano praticamente ovunque.

Prima di terminare la visita chiesi al Dr. Z quale fosse il motivo di così tante intolleranze, mi rispose che nel mio caso dipendeva sia da un problema intestinale che dallo stress.
Mi confessò che fin dal nostro primo incontro, aveva avuto l’impressione che io fossi stressata e molto stanca, poi aggiunse una frase che non scorderò mai:

L’uomo non è stato progettato per sostenere un ritmo di vita così frenetico, è per questo che oggi ci sono moltissime malattie di origine psicosomatica. Riguardo le intolleranze alimentari, non dipendono solo dall’inquinamento o dalle sostanze chimiche impiegate nel processo di lavorazione dei cibi, ma anche dallo stress, che in questi casi gioca un ruolo fondamentale. 

Purtroppo oggi molti vanno avanti inesorabilmente, senza concedersi momenti di riposo, senza rendersi conto che hanno superato il limite, così ci ritroviamo gli ospedali pieni di persone ansiose e giovani, che soffrono anche di gravi malattie. 

Perciò Le chiedo: lei signora come sta? A casa e al lavoro come va?”

Per un momento restai immobile, era la prima volta che un medico mi stava offrendo una visione diversa, sottolineando l’importanza dello stato mentale in relazione alla salute.
Il Dr. Z aveva ragione, per tutto il 2003 il superlavoro mi aveva prosciugato ogni energia, ero visibilmente stressata e non mi ero resa conto che già da tempo avevo oltrepassato il mio limite.

Notando la mia preoccupazione, il Dr. Z  mi assicurò che se avessi evitato di mangiare i cibi che mi provocavano le intolleranze e assunto i rimedi omeopatici, sarei guarita nel giro di pochi mesi.

A pochi giorni dal Natale, ero decisamente preoccupata per il mio regime alimentare, in previsione dei vari pranzi e cene a casa di genitori e parenti.

Non potevo toccare nemmeno uno dei cibi che sarebbero passati per quelle tavole, e dovetti fare appello a tutta la mia forza di volontà per trattenermi dall’ assaggiare soprattutto i dolci, di cui ero particolarmente golosa.

Cercavo di trovare conforto nel gusto “alternativo” dei piatti che cucinavo per me, a base di farina di riso o farro, formaggio di capra, uova di quaglia.

La mancanza di dolci rischiava di farmi esplodere e per la prima volta in vita mia imparai a fare delle torte, utilizzando gli ingredienti adatti alla mia nuova dieta.

I sapori erano diversi ma comunque gradevoli, il mio nuovo modo di mangiare mi faceva sentire meglio e più leggera, persi ben 3 kg. in 20 giorni.

La soddisfazione  che  provai,  non  era  solo dovuta alla mia nuova forma fisica, ma da un altro incredibile  risultato:  da  quando  avevo  iniziato  la  nuova  dieta  il  dolore lombo sacrale era notevolmente diminuito.

Ed ecco svelato il segreto +

Non immaginavo che i cibi avessero una tale influenza, e siccome a volte ero e sono ancora un po’ diffidente, per avere la certezza matematica che effettivamente fosse così, un giorno decisi di mangiare una pizza (contenente appunto farina di grano, formaggio, pomodoro) e un bel pezzo di torta al cioccolato (con uova, farina, cacao ecc.).

Le conseguenze non tardarono ad arrivare: in poche ore la mia schiena urlava dal dolore. 

Trascorsi 3 mesi dall’inizio della cura omeopatica, a marzo 2004, potevo tornare a mangiare tutti i cibi che volevo senza alcun pericolo di eruzioni cutanee, ma mi ero comunque abituata a quel nuovo modo di nutrirmi e continuai a seguirlo, seppur in maniera meno costante.

LEZIONE NR.6: scartare a priori metodi di cura alternativi senza documentarsi potrebbe precluderti la possibilità di raggiungere in breve tempo il tuo meritato benessere.

Prima lo sport, poi l’alimentazione, la schiena continuava a beneficiare del mio nuovo stile di vita, tuttavia sentivo che il cerchio non si era ancora chiuso.

Pensavo spesso alla famosa frase del Dr. Z “l’uomo non è stato progettato per sostenere uno stile di vita così frenetico …. “, quelle parole continuavano a risuonare nella mia testa come un disco incantato.

Oltre lo sport, volevo trovare un altro modo per scaricare la tensione, e per affrontare in maniera serena le situazioni che mi causavano maggior disagio al lavoro.

Visti gli ottimi risultati ottenuti con l’omeopatia, scelsi di continuare a percorrere la strada della medicina naturale.

Da qualche tempo avevo sentito parlare dei rimedi floreali del Dr. Bach, più comunemente conosciuti come i Fiori di Bach.

Consultai un naturopata che mi consigliò di prendere Beech per essere più tollerante, White Chestnut per combattere i pensieri troppo ricorrenti, Impatients per essere più paziente e rallentare il ritmo, e Oak per alleggerire il peso delle responsabilità e per imparare ad ascoltarmi di più. I risultati furono sorprendenti.

I fiori di Bach mi aiutarono a ritrovare la calma, a vedere tutto da una prospettiva diversa, per la prima volta rivolgevo l’attenzione verso me stessa piuttosto che verso gli altri, riuscivo ad affrontare con più tranquillità il lavoro, apprezzavo anche le piccole cose di ogni giorno. Prima lo sport, poi l’alimentazione, in seguito i Fiori di Bach che contribuirono a diminuire lo stress. 

Da quando avevo iniziato a prenderli, mi sentivo decisamente più leggera, la tensione a livello lombare era sensibilmente diminuita.

La mia colonna vertebrale stava iniziando a liberarsi dalle emozioni che da troppo tempo stava somatizzando.

La floriterapia del Dr. Bach mi permise di aprire gli occhi riguardo all’importanza che le mie emozioni avevano avuto in relazione al dolore lombare. 

Attraverso i rimedi floreali scoprii il terzo segreto per risolvere il mal di schiena. 

In quel periodo mi interessai sempre più a rimedi naturali contro il mal di schiena, in particolare a terapie naturali, frequentai i miei primi corsi di massaggio, aromaterapia e floriterapia.

La relazione con Marco, il mio compagno, procedeva a gonfie vele. Eravamo tornati a concederci vacanze e weekend fuori città, prima per me improponibili, e mi sembrava un sogno poter stare seduta per ore in auto, senza avere mal di schiena.

La ricaduta +

“Le stagioni si succedono rapidamente ….. la vita passa in un soffio”

Questa frase non l’ho scritta per caso.

Mentre consultavo il web alla ricerca di antichi modi di dire cinesi, mi sono inventata questo proverbio, che si riferisce proprio a quello che sto per raccontarti.

Immagina una coppia di innamorati, con un legame molto forte.

Immagina poi, che un giorno tutto ciò venga distrutto, senza un perché, senza preavviso, senza pietà...

È ciò che provai all’inizio del 2006, l’anno che cambiò per sempre la mia vita, che mi trasformò in una persona completamente diversa.

Mi ricordo bene quel pomeriggio piovoso di febbraio, quando mi arrivò la telefonata da parte del fratello di Marco, che mi diceva che lo stavano portando in ospedale a causa di una crisi epilettica, di cui non aveva mai sofferto prima.

Il giorno seguente, i medici dissero che era stato vittima di un’ischemia cerebrale, le cui cause non erano ancora chiare.

Da quella sera in poi mi sembrò di vivere in un incubo, ogni giorno aspettavo con impazienza il momento di vederlo, il poco tempo a disposizione in ospedale passava sempre troppo in fretta.

Sfortunatamente la causa dell’ischemia cerebrale era piuttosto grave, Marco dovette sottoporsi a un intervento chirurgico per asportare una massa tumorale che comprimeva una parte del lobo frontale.

Si trattava di una forma piuttosto aggressiva, che lasciava ben poche speranze di sopravvivenza.

Dopo alcuni mesi, la sua luce si spense per sempre e una parte del mio cuore se ne andò con lui, come se anche una parte di me fosse morta.

Il mio più grande amore che non potrò mai dimenticare era perduto, la casa vuota, le notti fredde senza Marco.

Per un periodo di tempo continuai ad apparecchiare la tavola anche per lui, trascorrevo le sere sola sul divano tentando di distrarmi davanti alla TV.

Il dolore, la rabbia, le lacrime di disperazione erano lì ad aspettarmi ogni giorno, soprattutto la sera quando inesorabilmente l’appuntamento era solo con me stessa, con la sofferenza, con le domande che continuavo a pormi: perché è toccato a Marco? perché non avete preso me?

Per molto tempo continuai inutilmente a torturarmi con domande simili, non accettavo l’evidenza dei fatti.

Davanti agli altri, soprattutto al lavoro, tentavo di nascondere la mia sofferenza, temevo che il dolore mi avrebbe fatto impazzire, nonostante la mia tenacia nel mantenere i nervi saldi, sentivo che ero prossima ad un crollo.

Durante quel periodo e anche in seguito, persi ogni tipo di percezione del mio corpo, mi rendevo conto di avere una colonna vertebrale solo la domenica, quando il mal di schiena mi ricordava la notte che avevo appena trascorso a ballare.

Se non fosse stato per le sere passate in discoteca a sfogare il mio tormento in danze senza fine, ma soprattutto se non fosse stato per il sostegno della mia carissima amica Morena, che mi salvò dall’abisso della disperazione, non so se avrei mai potuto superare quella corrente gelida fatta di rabbia e di disperazione, che rischiava di farmi perdere la ragione.

LEZIONE NR.7: è proprio vero che gli amici si vedono nel momento del bisogno, a volte un vero amico può salvarti la vita.

Ho conosciuto persone che, al termine di una relazione, hanno scelto di rimanere sole per anni o per il resto della vita. Ammiro il loro equilibrio interiore e il loro spirito di adattamento ad una vita da single, per quel che mi riguarda non potrei mai accettare una tale condizione come definitiva, perché non fa parte della mia natura.

Sapevo che il mio obiettivo sarebbe stato quello di condividere la mia vita con un altro uomo, ma di certo non avrebbe significato dimenticare Marco, visto che ancora oggi il suo ricordo è vivo e presente dentro il mio cuore e lo sarà per sempre.

Da quando ero rimasta sola non avevo mai escluso la possibilità di innamorarmi di nuovo, infatti dopo circa due anni dalla scomparsa di Marco, incontrai un uomo davvero affascinante, Luca, che accese in me una forte passione.

Armata delle migliori intenzioni, con la speranza di ricostruire lo stesso rapporto “speciale” che avevo avuto con Marco, dopo alcuni mesi io e Luca decidemmo di andare a vivere insieme.

Il mio bisogno di essere amata era tale che aveva offuscato la mia razionalità.

Dopo appena qualche mese di convivenza, la gelosia e l’insicurezza di Luca mi soffocavano, ero profondamente infelice e avevo l’impressione di essere in galera, perché non andavamo d’accordo.

Ero prigioniera di una relazione che, seppure alimentata da un grande amore, non mi soddisfaceva.

Non avevo considerato che dopo la scomparsa di Marco, qualsiasi persona che mi fosse stata accanto, avrebbe dovuto fare i conti con i miei momenti di tristezza, e i paragoni con la mia vecchia vita che non potevo evitare.

La schiena subì ancora una volta il peso degli eventi raggiungendo l’apice nel 2010, quando per tre settimane rimasi completamente bloccata a letto.

Ero costretta ad andare in bagno puntellandomi con le braccia alle pareti, perché la colonna vertebrale e il bacino non mi sostenevano più.

Ero stanca di soffrire e di continuare a sopportare situazioni che mi rendevano triste, per questo decisi di approfondire quello che stava accadendo dentro di me, volevo scoprire una volta per tutte i veri responsabili dei miei problemi alla schiena. 

Contattai una naturopata molto competente che conoscevo da anni, che mi aiutò ad entrare sempre più in contatto con la mia parte più intima. Per la prima volta compresi l’importanza di avere una buona e sana autostima.

La lezione più significativa che imparai da Deborah, la naturopata, riguardò l’importanza dell’amare se stessi prima di tutto.

Come nel caso del Dr. Z mi rimasero impresse alcune sue considerazioni: se hai una relazione o un lavoro che non ti soddisfano perché non li cambi??  

Perché permetti a Luca di trattarti con poco rispetto? Perché continui ad andare in un ufficio dove non puoi esprimere la tua creatività?

Aveva tremendamente ragione: mai nessuno mi aveva presentato il problema in maniera così evidente. 

Ero stanca di soffrire, stanca di fare un lavoro che non mi piaceva, stanca di avere un compagno che mi criticava.

Decisi con molta sofferenza di porre fine alla relazione con Luca, e dopo averlo fatto sperimentai un senso di leggerezza, mi sentivo come se mi avessero tolto un peso dalla schiena. Prendere quella sofferta ma necessaria decisione fu il punto di svolta, che diede il via alla mia trasformazione, che liberò definitivamente la mia schiena dal dolore.

Grazie a questa esperienza mi resi conto che avere emozioni positive e una buona autostima erano i capi saldi del quarto segreto per vincere il mal di schiena.

Dalla scoperta di questo segreto che ritengo il più importante di tutti, iniziò il vero e proprio “sblocco” della colonna vertebrale, ero diventata più consapevole delle mie emozioni e prestavo più attenzione a ciò che mi accadeva.

Dal momento in cui mi “liberai definitivamente” da rabbia, tristezza e rimpianto, accaddero come per magia una serie di eventi positivi (che continuano a verificarsi ancora oggi).

LEZIONE NR.8: rimpiangere il passato non serve a nulla, i paragoni con persone che hai frequentato non portano mai buoni risultati. Continuare una relazione che ti fa soffrire è un errore che ti consiglio di evitare.

Casualmente (ma come dicevo prima il caso non esiste) a marzo 2012 ricevetti un’email di un’associazione culturale che promuoveva un corso intitolato “Parliamo di emozioni”, tenuto dal life coach: Andrea Villani.

Lo chiamai subito per chiedere ulteriori informazioni e presi un appuntamento per una consulenza: anche se gli insegnamenti di Deborah mi erano stati molto utili, volevo comunque scoprire altri segreti della mente umana, soprattutto della mia.

Le 12 sedute che feci con Andrea Villani si rivelarono decisive. 

Andrea aveva una tecnica completamente diversa da quella di Deborah, attraverso visualizzazioni ed esercizi di meditazione, riusciva a penetrare nel profondo della mia anima e a farmi immaginare tutto ciò che più desideravo.

Nell’intervallo tra un incontro e l’altro, sembrava come se una forza invisibile ascoltasse quello che mi passava per la testa e che lo materializzasse: tutto ciò a cui pensavo prima o poi succedeva.

Diventai una delle donne più ricercate del pianeta (si fa per dire) conobbi persone fantastiche che portarono allegria nella mia vita.

Le magie non erano finite: durante una delle mie camminate, provai anche a correre per qualche minuto, senza riportare nessun effetto collaterale sulla colonna vertebrale. Se avessi provato a correre qualche mese prima, sarei stata costretta a riposarmi per almeno due giorni, a causa delle conseguenze che avrei riportato nella zona lombare.

Ero molto felice del mio cambiamento, riuscivo a provare la stessa serenità che avevo avuto accanto a Marco, con la differenza che quella sensazione la creavo io, senza l’aiuto di nessuno.

La mia prospettiva era cambiata, ero riuscita a liberare me stessa e il mio corpo dal peso di anni di emozioni e credenze limitanti. 

Finalmente ero felice e non avevo più mal di schiena.

LEZIONE nr. 9: il corpo riceve continuamente segnali dalla mente e i suoi condizionamenti si manifestano sul corpo stesso. Quando cambi la tua prospettiva di vita, le parole “non ce la faccio” diventano inutili.

Ti ricordi all’inizio di questo libro quando ti ho parlato del mio LATO OSCURO, ovvero degli atteggiamenti dettati da rabbia, tristezza e paura?

È stato proprio combattendo contro il mio LATO OSCURO, che ho capito l’importanza delle emozioni e se non fossi giunta a tale conclusione, chissà se sarei mai riuscita a “sbloccare definitivamente” la schiena.

Durante questo percorso, più entravo in profondità scoprendo anche i lati meno piacevoli di me, più mi identificavo con il coraggioso Luke Skywalker, nel film “L’impero colpisce ancora” della saga di Guerre Stellari.

In una sequenza del film, Luke Skywalker affronta il suo peggior nemico, Darth Vader, in un duello virtuale con la spada e dopo un estenuante combattimento Darth Vader soccombe.

Non appena si avvicina al corpo del nemico, Luke rimane scioccato nel vedere che, dietro la maschera di Vader, c’è il suo stesso viso.

Così come Luke doveva combattere principalmente contro le sue insicurezze, contro il suo LATO OSCURO, allo stesso modo anch’io ho dovuto combattere contro il mio, che mi impediva di vivere serenamente e di avere una schiena funzionante.

Dopo aver vinto la battaglia, non potevo resistere alla tentazione di far conoscere la mia storia, per aiutare tutte quelle persone che come era accaduto a me, hanno mal di schiena, ma non hanno idea che esistono vari modi per liberarsene.

Forse il tuo dolore non ha origini così profonde come il mio, e potresti sconfiggerlo con poche semplici mosse, oppure anche tu come me hai sofferto di lombalgia o di altri tipi di problemi  per anni.

Qualsiasi sia la tua condizione, il mio suggerimento è di affrontare il problema usando vari strumenti, magari quelli che ti propongo nel Sistema Schiena Attiva®.

Puoi consultare il web, leggere libri, ci sono moltissimi siti e testi molto validi, tuttavia quasi nessuno offre una visione olistica, cioè completa, della colonna vertebrale.

Proprio per questo ti invito a non perdere l’opportunità di conoscere i metodi naturali per liberarti dal dolore che trovi nel mio metodo, oltre alla possibilità di acquisire una maggiore consapevolezza di te stesso in relazione alla tua colonna vertebrale.

Come dicevo prima, non esiste una “sola causa” ma esiste “la specifica causa” o “le specifiche cause” del tuo mal di schiena, che magari ancora nessuno ti ha spiegato.

Infine ti voglio ringraziare della pazienza che hai avuto nel leggere la mia storia, che forse assomiglia più a un romanzo, ma credimi, non avrei potuto scrivere di meno, non potevo tralasciare alcuni passaggi che erano fondamentali per capire dei concetti importanti.

Ti ringrazio ancora per aver condiviso con me, anche se indirettamente, una parte importante della mia vita.

Mi auguro che anche tu troverai la giusta via da seguire per raggiungere il tuo benessere e soprattutto la tua felicità.

Con il Programma di coaching Schiena Attiva ® imparerai a conoscere il tuo corpo e ad acquistare una nuova consapevolezza: terapie e rimedi naturali contro il mal di schiena.